La seconda domenica di settembre del 2026, così come avviene regolarmente ogni quattro anni da tempo immemorabile, si sono tenute le elezioni parlamentari, regionali e municipali in Svezia: vediamo dalla nostra privilegiata postazione di frontalieri come sono andate. Data la complessità dell’argomento, ci limitiamo ad analizzare le elezioni parlamentari, che sono poi quelle più rilevanti per la linea politica del più grande dei paesi nordici.
Partiamo con l’esaminare il sistema di assegnazione dei seggi, che è proporzionale ma su base regionale. Questo significa che i 349 seggi del Riksdag, il Parlamento del Regno di Svezia, sono assegnati proporzionalmente secondo i voti presi in ciascuna delle 21 regioni, che riceve un numero di parlamentari proporzionale al numero degli aventi diritto al voto che vi risiedono rispetto a quelli di tutta la Svezia. In sostanza, se nella fittizia regione del Mystland risiedessero un numero di aventi diritto al voto pari al 10% esatto di tutta la Svezia, questa avrebbe diritto a 35 seggi (10% di 349), che verranno ripartiti in modo proporzionale tra i partiti, secondo i voti espressi dagli abitanti.

Il sistema elettorale svedese è molto curioso per chi, come noi, è abituato alla totale segretezza del voto. Infatti, gli elettori possono scegliere tra tre diversi tipi di scheda (a seconda che vogliano o meno dare preferenze a un partito o a un candidato): ebbene, questa scelta avviene in pubblico, fuori dalla cabina elettorale, dando quindi, secondo alcuni, un certo tipo di indicazione al voto solo con il gesto! La Comunità Europea ha sanzionato più volte la Svezia su questo aspetto, ma loro da bravi svedesi se ne fregano e continuano come da tradizione.
Un’altra usanza per noi molto peculiare è quella che vede i candidati di ogni partito autopromuoversi e perfino cercare di consegnare schede precompilate con il loro nome appena fuori dai seggi – roba da chiamata ai Carabinieri in Italia, tradizione in Svezia.
Spigolature a parte, andiamo ad esaminare il risultato delle elezioni. Va anzitutto detto che il sistema basato sulla regione di residenza implica il movimento fisico di una percentuale non piccola di schede, dovute a chi vota fuori dalla propria regione o all’estero: in questo caso la scheda deve tornare al comune di residenza per il conteggio, che non può essere effettuato altrove. Quindi, prima di qualche giorno non si sanno mai i dati definitivi, e in questo caso quel 4-5% di voti che risulta ancora da contare potrebbe fare la differenza tra la vittoria e la sconfitta per entrambi i poli. Vediamo perché.

Se guardiamo i partiti, il più votato è di gran lunga (come succede da oltre un secolo – gli svedesi sono molto prevedibili in questo) il Partito Socialdemocratico della ex premier Magdalena Andersson, che in questa tornata ha ricevuto circa il 28% di preferenze su scala nazionale (dato in sensibile calo rispetto al 30,3% della precedente consultazione). Secondi e terzi si piazzano, come la scorsa volta, i Moderati del premier uscente Ulf Kristersson, con circa il 20% (in lieve ascesa) e i Democratici Svedesi del vulcanico Jimmie Åkesson, con il 17-18% (anche loro in calo rispetto al 20% del 2022). Seguono poi cinque partiti in bagarre: il Partito di Sinistra, il Partito di Centro, i Cristiani Democratici, il partito dell’Ambiente (ex Verdi) e il Partito Liberale, con percentuali che vanno dal 5% al 9% del totale dei voti. Tra questi, la Sinistra capeggiati da Nooshi Dadgostar, di chiare origini persiane, i Cristianodemocratici guidati dalla vicepremier uscente Ebba Busch (che si definisce svedese e norvegese allo stesso tempo) e i Liberali della giovane Simona Mohamsson (di origini palestinesi e libanesi, ma nata in Germania) sono quelli che hanno guadagnato voti in maniera considerevole rispetto alla precedente tornata. Va comunque detto che tutti i cinque partiti in questione hanno avuto consensi più o meno in crescita, a danno evidentemente di Socialdemocratici e Democratici Svedesi.

Il governo uscente, capeggiato dal Moderato Ulf Kristersson, si è retto su una alleanza peculiare, che vedeva i suddetti Moderati, insieme a Liberali e Cristianodemocratici, partecipare al governo con il sostegno esterno dei Democratici Svedesi, che portano avanti un’agenda populista anti-immigrazione (ma, curiosamente, sono piuttosto ambigui su altri temi fondamentali, come il rapporto con l’Europa e la NATO, la politica economica e quella sociale), e che hanno influenzato molto pesantemente l’agenda governativa degli ultimi quattro anni (non ultimo sulle accise carburanti, che sono tra le più basse in Europa).
Tutti gli otto partiti citati sopra avranno, nel quadriennio a venire, rappresentanza al Riksdag, con un numero di deputati che andrà dai circa 100 dei Socialdemocratici, ai circa 60-70 ciascuno di Moderati e Democratici Svedesi. I cinque partiti che seguono eleggeranno probabilmente da 20 a 30 deputati ciascuno. Altre liste hanno ricevuto intorno al 2% cumulato di voti, senza che nessuna di esse riuscisse ad eleggere candidati.
Se, come pare probabile, le attuali alleanze venissero mantenute, si avrebbe una suddivisione dei seggi pressoché uguale tra i due blocchi, con circa 173-176 che verrebbero assegnati al blocco di centrosinistra (capeggiato e dominato dai Socialdemocratici), e circa 171-174 che potrebbero essere assegnati al polo di centrodestra. L’ïncertezza è dovuta ai conteggi ancora da fare al momento della scrittura di questo articolo – i dati definitivi usciranno verso la fine della settimana. A detta di alcuni analisti politici, il centrosinistra sembra destinato a governare, ma non si sa se e quanto solida potrà essere la maggioranza che lo sostiene.
Ci attendono probabilmente consultazioni lunghe ed estese, anche questa una tradizione svedese. Non è impossibile che da una eventuale situazione di stallo tra i due poli venga fuori un governo arcobaleno, cioè comprendente sia partiti di centrosinistra che di centrodestra, oppure (forse lo scenario più probabile) un governo di minoranza (o maggioranza risicata) a guida socialdemocratica, che sarà quasi obbligato a contare sull’appoggio esterno di partiti di centrodestra, almeno sui punti più critici dell’agenda governativa. Sembra molto improbabile che il partito di Åkesson, il probabile ago della bilancia, faccia accordi di governo con il centrosinistra, ma con così pochi seggi di scarto potrebbe essere anche uno dei partiti più piccoli che, oscillando da una parte all’altra, farà la differenza.
Nella sostanza, si tratta per ora di un pareggio a reti inviolate. E la sensazione è che ci potranno essere colpi a sorpresa da parte un po’ di chiunque.
Fonte per i dati: Valresultat 2026 | Sveriges Radio















