La letteratura finlandese: nuovi e nuovissimi

Profilo storico oltre il Novecento

La popolarità delle letterature nordiche è da tempo una costante in vari paesi, Italia compresa, ma quella finlandese è tradizionalmente rimasta piuttosto all’ombra delle altre letterature scandinave o anche di quella islandese. Per molti lettori, la conoscenza è limitata al poema epico Kalevala, compilato da Elias Lönnrot (1802-1884) ed ispirato al folklore, oltre che alle opere in prosa di Mika Waltari (1908-1979) e ai ripetitivi romanzi picareschi di Arto Paasilinna (1942 – 2018). Soprattutto negli ultimi due decenni, l’offerta di titoli è comunque andata moltiplicandosi, grazie anche a nuove strategie elaborate dal FILI (l’Istituto per la promozione della letteratura di Finlandia) e al ruolo degli agenti letterari; e così traduzioni di vari generi hanno trovato nuove vie per raggiungere i lettori. I traduttori, dal canto loro, cercano di ripagare anche i vecchi debiti verso i classici, nonostante, comunque, tra le opere tradotte prevalga spiccatamente la letteratura contemporanea. Grazie a queste traduzioni, i lettori possono oggigiorno avere un quadro molto più sfaccettato di ciò che è stato scritto e viene scritto in Finlandia, e questa poliedricità permette anche una visione più critica di alcune costanti, o cliché, comuni nella letteratura finlandese. Tali caratteristiche consolidate sono, per esempio, il legame della letteratura finnica con il processo di rinascita nazionale e la costruzione di un’identità nazionale, lo stile narrativo prevalentemente realistico, l’importanza dell’ambiente rurale, la vicinanza alla natura, la promozione dell’uguaglianza, il rispetto per l’alterità e, ultimo ma certo non meno importante, la tendenza alla cupezza e alla malinconia, che va di pari passo con un umorismo particolare e spesso un assurdo. Anche se questa breve panoramica degli sviluppi letterari degli ultimi due decenni circa non ci permetterà di riflettere più profondamente su queste presunte caratteristiche, cercheremo di accennarle almeno en passant.

Quando parliamo di letteratura finlandese, potremmo teoricamente far riferimento a tutta la narrativa multilingue prodotta in quella che oggi è la Finlandia; tuttavia, nel contesto di questa pubblicazione, ci concentreremo sulle opere letterarie in lingua finnica, che costituisce la grande maggioranza delle opere finlandesi. Va ricordato, tuttavia, come una parte molto significativa di questa letteratura sia ancora rappresentata dalla cosiddetta letteratura finnosvedese, ovvero la letteratura scritta dagli abitanti svedofoni della Finlandia, che ha dato al mondo la sua prima modernista nordica radicale, la poetessa Edith Södergran (1892 – 1923) e l’autrice di fama mondiale di libri sui Mumin, la scrittrice e artista Tove Jansson (1914 – 2001), così come molti altri autori di grande talento. L’unità territoriale, che dal 1917 corrisponde alla Repubblica di Finlandia, per circa sei secoli e mezzo era esistita come provincia orientale del Regno di Svezia e successivamente, durante il XIX secolo, come Granducato autonomo della Russia zarista. Mentre il russo (lasciando da parte le tendenze russe a cavallo tra il XIX e il XX secolo) non è mai diventato lingua ufficiale della Finlandia, lo svedese lo è ancora oggi; le lingue sámi e quelle dei popoli indigeni dei paesi nordici assumono questo status solo nelle aree settentrionali, nel territorio di Sápmi o della Lapponia. Tuttavia in Finlandia, le opere letterarie sono pubblicate anche nelle lingue di queste minoranze storiche così come nelle lingue delle cosiddette nuove minoranze (con i Russi, per esempio, che rientrano in entrambe le categorie), la cui produzione culturale risale per lo più agli ultimi decenni. Anche nel caso della letteratura finnica, quindi, abbiamo l’opportunità di ponderare quanto sia insostenibile la nozione di essenza e la definizione precisa del concetto di letteratura nazionale. Allo stesso tempo, è chiaro che questa categorizzazione continua a permeare l’intera vita letteraria e le sue istituzioni.

In Finlandia, come del resto anche altrove, la letteratura è parte del dialogo sociale, risponde ai cambiamenti della società, prende ispirazione dalla realtà circostante e allo stesso tempo la influenza e la co-crea. Nel dopoguerra, la Finlandia ha avuto uno sviluppo simile a quello degli altri paesi nordici, anche se con molte differenze, dovute soprattutto alla sua vicinanza con l’Unione Sovietica. Lo stato sociale nordico è fiorito in Finlandia soltanto durante gli anni ’80, mentre nella decade successiva il Paese fu colpito dalla grave crisi causata dal crollo del commercio con l’Unione Sovietica. Ad ogni modo, anche la successiva flessione dello stato sociale (che però non ha interrotto il generoso sistema di sussidi a sostegno della produzione), l’emergere delle tendenze neoliberali e l’apertura al mondo esterno hanno avuto delle caratteristiche particolari in Finlandia.

Gli autori locali hanno risposto e continuano a rispondere a questi cambiamenti attraverso i vari generi letterari. Anche in Finlandia, però, ci si aspetta che sia principalmente il romanzo a commentare i fenomeni socio-politici. Mentre la forza della scrittura finlandese è stata e si manifesta spesso in altri generi, come la poesia e le opere brevi in prosa, che tradizionalmente hanno anche commentato intensamente gli eventi sociali d’attualità, il romanzo ha una posizione egemonica sulla scena letteraria locale così come negli altri Paesi – il più importante premio letterario nazionale, il Finlandia, da più di vent’anni viene assegnato solo ai romanzi. Pertanto, in questa nota anche noi daremo maggior spazio ai romanzi, dal momento che attualmente è anche il genere più tradotto.

Riflessione sul passato

Tra i generi più letti della letteratura finlandese contemporanea ci sono il romanzo storico e il romanzo fantasy. Il romanzo storico ha tradizionalmente occupato una posizione di rilievo in Finlandia (tra l’altro per il suo ruolo chiave nella costruzione della storia finnica nei secoli XIX e XX). Nel romanzo storico contemporaneo, predomina la prospettiva di gruppi precedentemente emarginati mentre, da un punto di vista tematico, emerge con forza la riflessione sugli eventi storici, soprattutto sui traumatici eventi bellici del XX. Uno di questi è la guerra civile del 1918 tra i “rossi”, che cercavano un colpo di stato comunista, e i “bianchi”, poi vittoriosi, un conflitto che decise il futuro della Repubblica appena formata. Nonostante vari tipi di censura durante l’intero XX secolo, il fatto che la Finlandia sia stata risparmiata da un regime totalitario ha permesso un graduale venire a patti con i traumi storici in un modo impensabile nelle società dominate da tali regimi.

Leena Lander

Dal punto di vista delle donne “rosse”, Leena Lander (1955 – ) descrive gli eventi della fine della guerra civile nel romanzo Käsky (2003; trad. it. di Delfina Sessa, L’ordine 2007). Il destino delle donne che combattevano dalla parte dei “rossi” è stato trattato anche da Anneli Kanto (1950 – ) in Veriruusut (Rose di sangue, 2008), una sorta di contrappunto al romanzo Lahtarit (Carnefici bianchi, 2017) della stessa autrice, che invece esplicita il punto di vista di giovani e ragazzi “bianchi”. Una visione introspettiva del conflitto armato del 1918 è offerta da Asko Sahlberg (1964 – ) nel suo romanzo Tammilehto (Il querceto, 2005), mentre una serie di nuovi approcci agli eventi della guerra civile da parte di autori giovani e meno giovani sono apparsi nelle opere pubblicate per il centenario della Repubblica come anche dello stesso conflitto.

Un altro grande trauma nazionale, soggetto importante e ricorrente di vari romanzi storici, sono gli eventi della Seconda Guerra Mondiale, che in Finlandia fu la sequenza di due conflitti con l’Unione Sovietica – la cosiddetta Guerra d’Inverno, quando la Finlandia resistette all’aggressione sovietica nel 1939-40, e la Guerra di Continuazione (1941-44), quando combatté a fianco della Germania contro l’Unione Sovietica. In queste opere, spesso è citata anche la Guerra di Lapponia (1944-45), quando i soldati tedeschi ancora sul territorio finlandese divennero i nemici da combattere.

Katja Kettu

E proprio della guerra di Lapponia la letteratura finlandese aveva praticamente taciuto fino a quando non venne descritta da Katja Kettu (1978 – ) nel suo pluripremiato romanzo Kätilö (2011; trad. it. di Nicola Rainò, L’amore nel vento, 2014), affascinante per il suo stile caratteristico e descritto dalla critica come una variante nordica del realismo magico. Fino a non molto tempo fa, il destino in tempo di guerra e nel dopoguerra dei volontari finlandesi che combattevano nelle unità delle Waffen-SS è rimasto un argomento altrettanto controverso; la loro storia è stata presentata da Jenni Linturi (1979 – ) nel romanzo Isänmaan tähden (Per la patria, 2011). Lo scrittore finnosvedese Kjell Westö (1961 – ), autore di romanzi storici ambientati nell’area della capitale, è riuscito a mescolare gli eventi di entrambe queste esperienze traumatiche nel romanzo Kangastus 38 (Miraggio 38, 2013), ambientato alla vigilia della seconda guerra mondiale. Anche Ulla-Leena Lundberg (1947 – ) ritrae la guerra d’inverno e la guerra di continuazione dalla prospettiva degli svedesi finlandesi in Marsipansoldaten (Il soldato di marzapane, 2001).

Molti autori, tuttavia, scelgono anche temi storici non prettamente finlandesi. L’esempio più noto è l’autrice di origine estone Sofi Oksanen (1977 – ), diventata famosa in tutto il mondo per l’opera Puhdistus (2008; trad. it. di N. Rainò, La purga 2010), in cui esamina l’occupazione sovietica dei Paesi baltici durante il XX secolo da una prospettiva femminile, e traccia paralleli tra la tortura sessuale delle donne durante il terrore sovietico e la tratta delle donne dai paesi post-comunisti negli anni ’90. Gli autori di alcuni romanzi che raccontano la storia ma sfidano l’etichetta di romanzo storico si ispirano anche a temi più lontani nel tempo e nello spazio, come Nälkävuosi (L’anno di carestia, 2012) di Aki Ollikainen (1973 – ), stilisticamente raffinato, ambientato durante la carestia di fine anni ’60 o come la prosa eticamente incombente e brillante di Kristina Carlson (1949 – ) nel suo Herra Darwinin puutarhuri (Il giardiniere di Mr. Darwin, 2009), collocato nell’Inghilterra vittoriana. Interessante è senza dubbio Jäätelökauppias (Il gelataio, 2012) di Katri Lipson (1965 – ), la cui trama ha luogo nella Cecoslovacchia, nell’arco di tempo che va dagli anni ’40 agli anni ’90. Molto popolari in Finlandia sono anche i romanzi biografici, sia ispirati al destino di personaggi finlandesi, come Runoilijan talossa (Nella casa del poeta, 2004) di Helena Sinervo (1961 – ), ispirato alla vita della poetessa modernista Eeva-Liisa Manner, sia a personaggi stranieri, come nel caso del romanzo multiforme Jokapäiväinen elämämme (La nostra vita quotidiana, 2013) di Rikka Pelo (1972 – ), incentrato sul rapporto tra la poetessa russa Marina Tsvetaeva e sua figlia Ariadna Efron.

Monito per il futuro

La popolarità della narrativa fantasy finlandese, sia in patria sia nel mondo, sfida le affermazioni consolidate degli storici della letteratura sul realismo come carattere prevalente delle opere finnnofone. Le statistiche di traduzione sono dominate dalla “regina di fantasy e sci-fiction” Johanna Sinisalo (1958 – ), pluripremiata sia in Finlandia sia all’estero per le sue opere, da lei stessa definite sociofantasy, in particolare per il suo romanzo di debutto Ennen päivänlaskua ei voi (Prima del tramonto non si può, 2000), che attinge alla tradizione folkloristica finlandese. Il romanzo Auringon ydin (Nucleo solare, 2013) risale al periodo in cui le distopie nordiche hanno iniziato ad acquisire fama a livello internazionale. La Sinisalo ha anche coniato il termine “Finnish Weird” (Lo strano finlandese), genere che comprende vari rappresentanti della fiction speculativa finlandese, della sci-fiction e dei sottogeneri correlati. Soprattutto negli ultimi decenni, questi generi, insieme ai romanzi gialli e polizieschi (meglio conosciuti per il fenomeno popolare del noir nordico), hanno dato voce a questioni attuali della società contemporanea, dalla paura dell’alterità a quelle per i disastri ecologici e per le possibili nuove mutazioni dei sistemi totalitari. La letteratura (post)apocalittica è la più adatta a fare da monito – come esempio, si consideri la distopia poetica di Emmi Itäranta (1976 – ) Teemestarin kirja (2012; trad. it. di N. Rainò, La memoria dell’acqua, 2015).

Nel genere fantasy, possiamo includere anche altri autori, come il classico vivente Leena Krohn (1947 – ), la cui opera esplora la differenza tra la visione del mondo umanistica e quella naturalistica, così come molte questioni filosofiche legate alle tendenze postumaniste nella scienza e nell’arte (v. Hotel Sapiens, 2013). L’autrice riesce a fondere mondi alieni con la realtà che ci circonda e che acquisisce improvvisamente elementi di peculiare irrealtà. Krohn mescola la narrativa alla saggistica, un po’ alla maniera di Laura Lindstedt (n. 1976), il cui Oneiron (2015; trad. it. di Irene Sorrentino, 2016) condivide con la prosa di Leena Krohn il fascino delle riflessioni sull’aldilà in un mondo senza Dio.

Il presente e la crisi del paradiso nordico

Alcune opere situate nel mondo contemporaneo e reale offrono ammonimenti circa la possibilità di disastri ecologici e di nuove forme di totalitarismo. Anch’esse oscillano tra l’immagine della Finlandia (o dell’intero Nord Europa) come un’utopia e come una periferia dove “tutto sembra avvenire troppo lontano”, per usare le parole del poeta Jouni Inkala (1966-), e dove si può solo sognare nostalgicamente il paradiso perduto che assume la forma di una vita rurale idilliaca o di ricordi dello stato sociale nordico. Lo spopolamento delle campagne, soprattutto nelle regioni settentrionali del paese, era stata già una questione cruciale negli anni del dopoguerra. Molti scrittori originari della Finlandia settentrionale ironizzano e parodiano le visioni nostalgiche di questo passato idealizzato. Uno degli esponenti più in vista di questa tendenza è la scrittrice e vero classico vivente del racconto finlandese Rosa Liksom (1958 – ), come è ben evidente, ad esempio, nella sua raccolta di prose Väliaikainen (Temporaneo, 2014).

Anche se la situazione socio-politica della Finlandia contemporanea è molto più soddisfacente che in molti altri paesi, la letteratura non può di certo accettare una tale affermazione relativa, né ritenerla sufficiente; ecco perché sono molti gli autori a commentare la crisi dello stato sociale e il culto dell’individualismo in una società dominata dalla mentalità del mercato.

Arto Salminen

Alcuni lo fanno con un umorismo assurdo o quasi burlesco, come nel magistrale romanzo di Arto Salminen (1959-2005) Paskateoria (La teoria della merda, 2001), mentre altri preferiscono piuttosto trarre ispirazione dalla produzione del regista Aki Kaurismäki, scegliendo un tipo di umorismo più distaccato e minimalista. Questo approccio lo si può riscontrare nei romanzi di Kari Hotakainen (1957 – ) Ihmisen osa  (2009; trad. it. di N. Rainò, Un pezzo di uomo, 2012), Jumalan sana (La parola di Dio, 2011) e Luonnon laki (2013; trad. it. di N. Rainò, La legge di natura, 2015).

Con un tono molto più cupo, nel suo romanzo Paholaisen haarukka (La forchetta del diavolo, 2008) Juha Seppälä (1956 – ) si sofferma sulla situazione attuale, in cui non è più abitudine cercare conforto nella solidarietà o nelle identità collettive. Questa impossibilità è associata da alcuni autori a un’epifania delle utopie di sinistra che molti artisti e intellettuali finlandesi perseguirono negli anni ’60 e ’70. Il processo del fare i conti con l’ingenuità giovanile per alcuni autori continua anche dopo la fine del secolo – tra le opere letterariamente più significative, citiamo quella della romanziera e drammaturga Pirkko Saisio (1949 – ), Punainen erokirja (Una lettera rossa di dimissioni, 2003). Il tema delle identità collettive nel contesto della crisi della religione e dell’intima messa in discussione del significato della fede è trattato dal già citato Kari Hotakainen in Isakin kirkko (La chiesa di Sant’Isacco, 2004). L’autrice che offre ai lettori uno sguardo sulla vita delle sette religiose, nello specifico la setta che segue gli insegnamenti di Lars L. Laestadius, un fenomeno significativo nella vita religiosa finlandese, è Pauliina Rauhala (1977 – ), attraverso i suoi romanzi Taivaslaulu (Canto celeste, 2013), e Synninkantajat (Portatori di peccato, 2018).

Tuomas Kyrö

La mancanza di rispetto per le diverse forme di alterità, che lo stato sociale avrebbe dovuto invece garantire ai suoi abitanti e di cui le società nordiche sono tradizionalmente fiere, è fatta oggetto di critiche anche nella letteratura contemporanea. Il giustamente celebrato sistema educativo, la criminalizzazione della violenza contro i bambini, i servizi sociali avanzati e la cura per i membri più deboli della società hanno portato a vedere la Finlandia come una terra promessa. In alcune opere, però, che danno voce a questi problemi, sembra evidente piuttosto il contrario, per esempio, nel romanzo di Maria Peura (1970 – ) On rakkautes ääretön (Infinito il tuo amore, 2001), che tratta di pedofilia e incesto, o in Vieras (Sconosciuto, 2012) di Riikka Pulkkinen (1980 – ), con i suoi temi di violenza razzista e anoressia. Höyhen (La piuma, 2002) del già citato Asko Sahlberg fa conoscere al lettore le desolanti condizioni di una famiglia e dell’istituto di cura dal punto di vista di un ragazzo disabile.

Un altro tema importante è la cura degli anziani e la loro visione della società e del mondo, come illustrato in Elena (2003) di Joel Haahtela (1972 – ). Questo steso tema, lo ritroviamo anche in una trattazione più umoristica, come evidenziato da Mielensäpahoittaja (Il recriminante, 2010) di Tuomas Kyrö (1974 – ) e dalla trilogia poliziesca di Hehtoolehto (Il boschetto del crepuscolo, 2013-2015) di Minna Lindgren (1963 – ).

Anche per quel che riguarda l’uguaglianza di genere, naturalmente ci sono ancora margini di miglioramento anche nella società finlandese. Da qualche tempo non è più consuetudine separare le “(donne) scrittrici” e considerarle un gruppo a se stante. Se in passato le autrici tematizzavano il genere nelle loro opere, dall’inizio del nuovo millennio si assiste all’effetto opposto: spesso sono gli “(uomini) scrittori” ad ergersi ad analisti della mascolinità contemporanea (finlandese o nordica), compresi i già citati Kari Hotakainen e Juha Seppälä.

Minoranze “nostre” e “straniere”, i finlandesi all’estero e i “nuovi finlandesi”

La posizione delle minoranze e degli abitanti delle “lontane periferie”, vale a dire principalmente delle regioni del nord e del nord-est del paese, è un altro tema all’interno del quale la letteratura ha svolto una critica dello stato sociale nordico, con il tradizionale coinvolgimento degli autori del nord della Finlandia; oltre alle già citate Rosa Liksom e Maria Peura, ad esempio grazie ad Hanna Hauru (1978 – ), autrice di prosa naturalistica spesso paragonata alle opere della Liksom. La controparte poetica di questa posizione è quella assunta da Heli Slunga (1982 – ), soprattutto grazie alla raccolta Jumala ei soita enää tänne (Dio non chiama più qui, 2008).

L’analisi delle regioni nordiche della Finlandia ci riporta, in modo indiretto, alla letteratura della minoranza Sámi, scritta non soltanto nelle diverse varianti sámi ma anche nelle lingue dei paesi in cui i Sámi vivono, cioè in finlandese, svedese, norvegese e russo. La letteratura sámi contemporanea sta tornando alle sue radici, il cosiddetto joik, o stile di canto tradizionale sámi, e alla poesia basata su questi canti. Come molte letterature indigene, non differenzia strettamente tra le diverse forme d’arte – come esemplificato dal lavoro di Niillas Holmberg (1990 – ), poeta, musicista, attore e figura mediatica poliedrica.

Kiba Lumberg

Tuttavia, nella letteratura sámi troviamo anche la prosa socialmente critica in stile occidentale, che sottolinea il trattamento che la “nostra minoranza” (come veniva chiamato il popolo sámi in Finlandia) ha ricevuto in passato e ancora riceve tuttora. Analogamente critiche sono le opere degli autori di un’altra minoranza storica, i Roma, i cui due rappresentanti più visibili, Veijo Baltzar (1942 -) e Kiba Lumberg (1956 -), scrivono in finlandese.

La difficoltà di definire la letteratura nazionale è più evidente ai suoi margini immaginari e nel caso della questione di cosa faccia parte della letteratura nazionale. È consuetudine considerare come letteratura finlandese quella scritta dai “finlandesi all’estero” (ulkosuomalaiset), tra i quali le minoranze più consistenti sono quelle dei finlandesi di Svezia e di Norvegia. Oggigiorno, i “finlandesi svedesi” sono per lo più discendenti dell’emigrazione economica degli anni ’60 e ’70, e il tema delle loro opere è di solito la dura vita della minoranza finlandese in Svezia, come nel romanzo Svinalängorna (Porcilaie, 2006) di Susanna Alakoski (1962 – ). Possiamo citare altre due minoranze linguistiche presenti in opere di narrativa: in Norvegia, la minoranza storica dei queni che parla una lingua legata al finlandese, e intorno al confine finno-svedese, nella zona della valle del fiume Torniolaakso, la popolazione che parla anche il meänkieli, legato anch’esso al finnico.

Al giorno d’oggi, c’è una produzione sempre crescente di letteratura scritta da autori per i quali è stato proposto il termine neo-finlandesi (uussuomalaiset), scrittori giunti in Finlandia solo relativamente di recente e che hanno scelto come lingua delle loro opere o lo svedese – un esempio molto raro è l’autrice russa Zinaida Lindén (1963 – ) – oppure il finlandese, come nel caso di Alexandra Salmela (1980 – ), autrice del romanzo 27 eli kuolema tekee taiteilijan (2010; trad. it. di N. Rainò, In lista d’attesa al Club 27, 2014) e della raccolta satirica di racconti Se oikea, aito maahanmuuttajablues (Il vero, genuino blues dell’immigrante, 2009), in cui ironizza – tra le altre cose – sia sul razzismo delle società maggioritarie europee sia sull’atteggiamento ingenuo degli idealisti di sinistra nei confronti della questione dell’immigrazione. Tra il numero ormai rispettabile di “romanzieri neofinaldnesi”, possiamo ricordare ancora Pajtim Statovci (1990 – ), originario del Kosovo, e il suo peculiare romanzo che affronta questioni di identità e genere, Kissani Jugoslavia (2014; trad. it. di N. Rainò, L’ultimo parallelo dell’anima, 2016).

 Altri generi

In questa breve rassegna della letteratura finlandese contemporanea, abbiamo effettivamente dato la priorità alla prosa, soprattutto al romanzo, ma non meno interessanti nel panorama finlandese sono anche altri generi. La prosa breve, specialmente il racconto breve, ha una grande tradizione in Finlandia ed è ancora fiorente oggi (v. la già citata Rosa Liksom e altri). Brevi opere al confine tra aforisma e racconto sono i superbi Finnhits (2007) di Kari Hotakainen.

Kimmo Rimminen (da yle.fi)

Di particolare rilievo è la POESIA finlandese, anche se alcuni poeti di spicco negli ultimi decenni hanno preferito dedicarsi alla prosa, come Mikko Rimminen (1975 – ), noto per i suoi virtuosi esperimenti linguistici in Nenäpäivä (2010; trad. it. di Antonio Parente, La giornata del naso rosso, 2013) e Maailman luonnollisin asia (La cosa più naturale del mondo, 2017). I capisaldi della scena poetica finlandese sono le personalità di poeti cinquantenni che debuttarono negli anni ’90, come Helena Sinervo, Jouni Inkala e Tomi Kontio (1966 – ). Sinervo è una delle autrici che, come gli scrittori di science-fiction e fantasy, riflettono nei loro testi sui temi affrontati dalla filosofia contemporanea (ad esempio, nella raccolta Ihmisen kaltainen (Come un uomo, 2000). Anche i temi folcloristici sono una costante nella poesia, e sono stati sviluppati negli ultimi due decenni soprattutto da Johanna Venho (1971 – ) nelle raccolte Yhtä juhlaa (Tutta una festa, 2006) e Saaren runot (Poemi dell’isola, 2017), e da Vilja-Tuulia Huotarinen (1977 – ) e molti altri ancora.

Oltre all’uso di tradizioni folcloristiche e di altro tipo (possiamo citare, per esempio, l’etnofuturismo e la sua fascinazione per le tradizioni dei popoli ugrofinnici), nella poesia finlandese si sono fatte strada anche tendenze come la poesia internet o il flarf, che nella performance finlandese è spesso socialmente critica, come nel caso di Tytti Heikkinen (1969 – ). Di particolare interesse è anche la “poesia documentaria” di Markku Kaskela (1960 – ). La scena poetica finnica oggigiorno è probabilmente ancora più sfaccettata di quella della prosa, e comprende lavori segnati dalla sperimentazione poetica – Harry Salmenniemi (1983 – ), Kristian Blomberg (1975 – ) e Henriika Tavi (1978 – ) – così come opere di natura più narrativa. Negli ultimi decenni, grazie all’emergere di molti piccoli editori indipendenti e a fenomeni come la slam poetry, sono potute emergere pubblicazioni come Vastakaanon. Suomalainen kokeellinen runous 2000 – 2010 (Anti canone. La poesia sperimentale finlandese 2000-2010, 2011).

Il TEATRO finlandese sta vivendo in parte una fase post-drammaturgica, ma allo stesso tempo, naturalmente, vengono messe in scena opere originali dei maggiori drammaturghi nazionali. Per citarne solo alcuni, Juha Jokela (1970 – ) e il suo magistrale Mobile Horror (2003), una satira tragicomica sull’eccessivo sviluppo della tecnologia informatica e il suo uso commerciale, così come sull’impatto della competizione commerciale all’americana sulle relazioni interpersonali; e Laura Ruohonen (1960 – ), i cui testi teatrali trattano il destino delle donne nella storia e nel presente. I drammi teatrali riflettono anche i temi dell’identità nazionale e dei traumi storici – per esempio, le produzioni di Kristian Smeds (1970 – ) – ma sempre più spesso vi filtrano anche voci dall “altrove”. Le rappresentazioni più recenti possono essere descritte come postumaniste, ad esempio Maaseudun Tulevaisuus (Il futuro della campagna, 2015) di Leea e Klaus Klemola (1965 – ; 1973 – ) e Toinen luonto (Seconda natura, 2018) di Pipsa Lonka (1977 – ).

Umayya Abbu-Hanna

Nell’ambito dei vari generi, si arriva spesso ad una fusione e una convergenza, come evidenziato dalla popolarità dei poemi in prosa e della prosa poetica. Molti prosaisti usano elementi saggistici, genere da tempo molto fiorente in Finlandia, e anche, naturalmente, partecipano al dialogo sociale, dalla reflessione di esperienze di alterità, come nel caso delle scrittrici neofinlandesi Umayya Abbu-Hanna, (1961 – ) e Koko Hubara (1984 – ), alle opinioni provocatorie sulla letteratura e l’arte di Tommi Melender (1968 – ), fino al culto dell’antimodernità come nel “dandy finlandese” Antti Nylén (1973 – ). Fortemente intertestuale è anche la prosa saggistica del versatile scrittore e artista teatrale Juha Hurme (1959 – ), vincitore del prestigioso premio Finlandia con il romanzo Niemi (Penisola, 2017). Hurme è uno degli autori che affrontano direttamente e indirettamente le caratteristiche stereotipate della cultura e della letteratura finlandesi menzionate nell’introduzione di questo articolo. Il suo modo letterario e teatrale di mettere in discussione il posto occupato dalla Finlandia in Europa e nel mondo e di esplorare le “radici reali e immaginarie di quell’insieme indeterminato che va sotto il nome di Finlandia” può essere un’ispirazione per autori e lettori ben oltre i confini finlandesi.

(Versione riveduta e aggiornata di Literatura Finska počátku 21. století, apparso in “Finská čítanka”, 2018. Trad. it. di Antonio Parente)

(Immagine del titolo da tukiliitto.fi. Per le immagini utilizzate siamo pronti a far fronte alle richieste di diritti)

Viola Parente-Čapková
Docente di letteratura finlandese alle Università di Praga e Turku.